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Una ordinaria mattina di follia

Non chiedetemi perché, ma le mattine attirano la follia.

Stamani mi sono alzato pieno di energie, non vedevo l’ora di affrontare questa giornata che mi sentivo molto produttiva, non so ogni tanto mi capitano queste cose. E puntualmente mi sbaglio.

Esco di casa e vado al bar, inondato di una nebbia strana e poco rassicurante: entro dentro e una signora, con bambino in braccio e sterilizzatore biberon in mano, stava chiedendo ripetutamente scusa a tutti quanti. Mi avvicino al bancone e chiedo cosa fosse successo, non è una scena che si vede tutti i giorni.

Il proprietario del bar mi spiega che la signora aveva bisogno di sterilizzare il biberon per dare la pappa al bimbo, ma che quel coso infernale aveva iniziato a fare un fumo densissimo perché quei cosi fanno sempre così, ce lo avevo anche io per mio figlio, ha aggiunto.

Faccio colazione con il mio classico cornetto e cappuccio, esco per andare a lavoro e trovo un mucchio di persone riunite intorno alla mia macchina, intente a urlare. Non capisco, ma subito vedo un vigile e, di nuovo, chiedo spiegazioni.

Stavano litigando per il posteggio dietro al mio, c’era un’auto con le quattro frecce e i due conducenti delle auto che cercavano di stabilire di chi fosse il diritto di parcheggiare. La folla urlava a destra e a manca, testimonianze di chi c’era e che, evidentemente a quell’ora, aveva già molta vitalità.

Chiedendo scusa sono entrato in auto, mi ha bussato il signore dell’auto con le quattro frecce parallela a quella parcheggiata, chiedendomi se me ne andassi, alla mia risposta affermativa mi ha fatto cenno di attendere, è montato in auto, ha messo la freccia e appena me ne sono andato ha parcheggiato al mio posto.

Follia pura!

Esiste un’app per tutto!

Smartphone with cloud of application icons

Smartphone with cloud of application icons

Un tempo ero una di quelle persone che di passare allo smartphone, proprio, non ne volevano sapere. Odio sapere di essere dipendente dalla tecnologia per qualsiasi cosa, ho visto spesso litigare alcuni amici per cose dette/non dette tramite la chat di Facebook o tramite Whatsapp che mi sono sempre sembrate piuttosto agghiaccianti.

Ma, come ogni tanto succede, capita che il tuo fidato telefonino con i tasti risalente alla Prima Guerra Mondiale decida di morire di punto in bianco. Ok che il mio era ridotto male, tenuto insieme da un bel pezzo di scotch trasparente e senza mascherina posteriore, ma funzionava più che bene per i miei standard.

Comunque, mia madre lo ha visto in quelle condizioni e ha deciso di comprarmi uno smartphone ultratecnologico con fotocamera e dual sim (è già tanto se ne ho una, cosa me ne faccio di una seconda?!). Insomma, ammetto che mi ha incuriosito moltissimo e sono stato praticamente un giorno e mezzo attaccato con lui alla mano, per scoprirne tutti i segreti e perdere un po’ quell’alone da imbranato che mi sentivo ad utilizzarlo.

Ho scoperto il fantastico mondo delle app, ce ne sono di tutti i tipi! Tra le più utili, quella che mi avverte quando il centro commerciale dove vado di solito ha qualche promozione particolare (domattina sveglia mezz’ora prima per comprare il cardiofrequenzimetro senza fascia che è in offerta, grazie app!) e quella per riconoscere le canzoni facendole ascoltare al telefono. Ho già trovato Facebook installato sopra, ma mi sa che lo cancellerò subito: in dieci minuti mi si è quasi fuso lo smartphone per la miriade di notifiche che mi sono arrivate. Contando, poi, che sono imbranato, chissà che ho combinato per provare a farlo smettere.

Comunque devo ammettere che la mia idea iniziale di smartphone e tecnologia era lievemente condita di pregiudizi, è figo avere sempre con sé uno strumento di questo tipo, se imparassi a usarlo perfettamente sarebbe ancora meglio!

Autunno aspettami

Cyclette da cameraNon vedo l’ora che torni l’autunno, mi piace tutto di questa stagione, a partire dai colori che si possono ammirare tra i prati, i boschi e le nuvole. Adoro quel lieve arancione ambrato, che in molti considerano invece triste per ciò che rappresenta: la morte del verde, del colore, di ciò che è rigoglioso e vitale. Non è affatto così, per come la vedo io, direi che l’autunno è invece una stagione felice perché implica una rinascita che, nel giro di qualche mese, potrà risplendere in tutta la sua bellezza.

L’autunno è la stagione durante la quale faccio molte più cose del solito, sento la produttività sprizzare da tutti i pori, ho voglia di fare attività ed è anche il momento dell’anno in cui, generalmente, faccio ripartire la mia cyclette da camera per rimettermi un po’ in forma. Sono al contrario rispetto agli altri, che invece scelgono l’estate per guadagnare una forma fisica impeccabile per andare al mare: io odio il mare, odio andare al mare e odio chi al mare fa chiasso, per cui…problema risolto!

Inoltre, vogliamo parlare dei prodotti di stagione autunnali? I funghi! Quanto sono buoni i funghi in autunno, crescono rigogliosi sotto a ogni felce e nella pace del bosco prima di essere delicatamente colti dalle mani dei più esperti. O le castagne, a chi non piacciono le castagne? Le deliziose caldarroste da gustare in casa, mentre fuori piove, o mentre si passeggia in città, con un cartoccio caldo e profumato.

Poi, sarà la mia vena di romanticismo ottocentesco, ma a me piace tanto quando piove. Adoro starmene a letto a guardare dalla finestra il cielo che si riversa sulle città, portando quell’aria profumata in ogni dove. Vogliamo mettere con l’estate? Afosa, umidissima, con temperature stratosferiche da inferno.

No, non c’è paragone con l’autunno. Ho un sacco di progetti per l’autunno che verrà che non vedo l’ora di mettere in pratica e iniziare a preparare.

La dura vita di un grafico

fotograficoSono un grafico, sto rinchiuso in un ufficio per 8 ore al giorno e sono costantemente di fronte a un pc. Amo il mio lavoro, specialmente quando bisogna creare pubblicità o comunque grafiche accattivanti per progetti interessanti, ma ci sono poi invece quelle mansioni che veramente, veramente odio con tutto il cuore.

Tra tutte, il dover scontornare le migliaia di fotografie per i cataloghi. Io odio con tutto il cuore i cataloghi, tra i miei più acerrimi nemici sicuramente ci sono le scarpe. Migliaia e migliaia di foto a scarpe da donna, principalmente, dovute a un mero fatto cromatico: c’è un unico modello, ma in colori completamente diversi, dunque, di conseguenza, servono foto diverse da angolazioni diverse che poi io devo sistemare.

Penso che ogni uomo, trovatosi con la propria dolce metà a girare per negozi per fare shopping, abbia odiato profondamente chi produce così tante tipologie di scarpe. Ecco, figuriamoci quanto le può odiare un grafico che spende 8 ore della propria vita a sistemare cinturini microscopici per la caviglia o tacchi improbabili dalle forme più insolite.

Principalmente l’azienda per la quale lavoro ha a che fare con prodotti inerenti alla moda, all’abbigliamento e alle calzature. E ovviamente i miei nemici numero due sono i cataloghi delle borse. Borse piccole, borse giganti, borse medie, da viaggio, valigie, zaini, zainetti, pochette, tutte in tonalità di colore che spaziano dal bianco al nero, passando per tutti i colori intermedi.

Qualche tempo fa mi è capitato di dover lavorare con dei materassi memory foam: sono stati la mia salvezza. Un lavoro veloce, relativamente facile e per il quale non ho dovuto perdere preziosissime diottrie per un quattrocchi come me. Ma so già che fra poco partirà la nuova stagione, ricominceranno i cataloghi di borse e scarpe e l’incubo si ripeterà.

A volte mi domando se questo non sia, per me, il Purgatorio!

La vita scorre nel parco

Ieri sera sono andato a passeggiare al parco.
Assorto totalmente nei miei pensieri mi sono seduto su una panchina di legno.
Ridestatomi dai miei pensieri mi sono messo ad osservare la vita che mi pulsava attorno.
Attorno a me c’era il mondo. C’erano vite che pulsavano.

Un anziano signore sulla panchina di fianco alla mia che leggeva il giornale tutto preso dalle notizie. Ogni tanto sbuffava e scuoteva la testa, ogni tanto abbozzava un sorriso.
Sulla panchina davanti a quella dove ero seduto io altre due persone anziane discutevano un po’ ad alta voce, poi tornavano a parlare imbronciati e subito dopo sereni, piano, con voce impostata e calma. Parlavano di vari argomenti, o ricordavano episodi passati.
Qualche panchina più in là due mamme chiacchieravano e ridevano mentre osservavano i loro bambini giocare.
Un’altra mamma passa davanti ai due anziani sulla panchina. Spingeva il passeggino con dentro suo figlio.
Più in là c’erano i nonni che giocavano con i nipoti. C’era un uomo un po’ isolato dal resto delle panchine e dei giochi nel parco insieme ad un bambino seduto sull’erba. Anche loro erano nonno e nipote.
Il nipote ascoltava i racconti del nonno, mentre il nonno raccontava pezzi di passato, di vita, la sua vita vissuta. Gli occhi gli luccicavano sotto il sole primaverile. Era commosso e qualche lacrima nascosta gli solcava il volto. Una lacrima di rimpianti forse, sicuramente di ricordi.

Poco più in là un gruppetto di ragazze camminava sorridente e chiassoso. In fondo alla stradina si sono incrociate con un gruppetto di ragazzi. Probabilmente si conoscevano. Le ragazze ammiccavano, i ragazzi fischiavano e si complimentavano. Una storia vecchia come il mondo.

Sulla piccola distesa di erba c’erano alcune coppie di giovani ragazzi distese sugli asciugamani. Altre coppiette, sempre sedute sugli asciugamani, si baciavano.
Per loro l’amore era leggero e tutto da scoprire.

Poi c’era un corvo. Girava da solo, beccava per terra, si avvicinava alla gente per mangiare qualche mollica di pane degli spuntini dei bambini. Ma la gente lo cacciava brutalmente, pensando che il corvo gli desse importanza o che non ritornasse alla carica.
Ma lui ritornava, ritornava ancora.
Non si arrendeva.
Da solo, sgraziato. Gracchiava, forse piangeva come piangono gli uccelli. Chissà se piangono.
Il becco sembrava ricurvo come una bocca triste. Era solo la mia immaginazione?
Un corvo nero. Disgraziato. Con una zampetta che pareva ferita.

Me ne sono andato rattristato per quel corvo.

Poi il pensiero è svanito.