La vita scorre nel parco

Ieri sera sono andato a passeggiare al parco.
Assorto totalmente nei miei pensieri mi sono seduto su una panchina di legno.
Ridestatomi dai miei pensieri mi sono messo ad osservare la vita che mi pulsava attorno.
Attorno a me c’era il mondo. C’erano vite che pulsavano.

Un anziano signore sulla panchina di fianco alla mia che leggeva il giornale tutto preso dalle notizie. Ogni tanto sbuffava e scuoteva la testa, ogni tanto abbozzava un sorriso.
Sulla panchina davanti a quella dove ero seduto io altre due persone anziane discutevano un po’ ad alta voce, poi tornavano a parlare imbronciati e subito dopo sereni, piano, con voce impostata e calma. Parlavano di vari argomenti, o ricordavano episodi passati.
Qualche panchina più in là due mamme chiacchieravano e ridevano mentre osservavano i loro bambini giocare.
Un’altra mamma passa davanti ai due anziani sulla panchina. Spingeva il passeggino con dentro suo figlio.
Più in là c’erano i nonni che giocavano con i nipoti. C’era un uomo un po’ isolato dal resto delle panchine e dei giochi nel parco insieme ad un bambino seduto sull’erba. Anche loro erano nonno e nipote.
Il nipote ascoltava i racconti del nonno, mentre il nonno raccontava pezzi di passato, di vita, la sua vita vissuta. Gli occhi gli luccicavano sotto il sole primaverile. Era commosso e qualche lacrima nascosta gli solcava il volto. Una lacrima di rimpianti forse, sicuramente di ricordi.

Poco più in là un gruppetto di ragazze camminava sorridente e chiassoso. In fondo alla stradina si sono incrociate con un gruppetto di ragazzi. Probabilmente si conoscevano. Le ragazze ammiccavano, i ragazzi fischiavano e si complimentavano. Una storia vecchia come il mondo.

Sulla piccola distesa di erba c’erano alcune coppie di giovani ragazzi distese sugli asciugamani. Altre coppiette, sempre sedute sugli asciugamani, si baciavano.
Per loro l’amore era leggero e tutto da scoprire.

Poi c’era un corvo. Girava da solo, beccava per terra, si avvicinava alla gente per mangiare qualche mollica di pane degli spuntini dei bambini. Ma la gente lo cacciava brutalmente, pensando che il corvo gli desse importanza o che non ritornasse alla carica.
Ma lui ritornava, ritornava ancora.
Non si arrendeva.
Da solo, sgraziato. Gracchiava, forse piangeva come piangono gli uccelli. Chissà se piangono.
Il becco sembrava ricurvo come una bocca triste. Era solo la mia immaginazione?
Un corvo nero. Disgraziato. Con una zampetta che pareva ferita.

Me ne sono andato rattristato per quel corvo.

Poi il pensiero è svanito.

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